Un blog su Mantova. Ce ne sono altri? Non so ma questo vuole diventare un posto dove annotare pensieri, raccontare storie, evidenziare curiosità su Mantova e la sua storia.
Inizio riprendendo un articolo scritto nel 2001 per La Voce di Mantova. Il testo è ancora attuale e esprime in modo efficace come vedo la città: bella ma anche tutta da svegliare.
Era ora. Con l'apertura del Festival la città può ricominciare a respirare.
Dopo l'edizione del settembre 2000, Mantova ha trattenuto il respiro e chiuso gli occhi. Un leggero russare (la mostra su Perino del Vaga) ha increspato la vita culturale cittadina e poi il nulla.
Solo all'apertura delle prenotazioni due settimane fa, la città ha iniziato a boccheggiare e, oggi, con la festa di apertura ha ricominciato a vivere: sembra quasi non sia passato un anno.
Mantova è una Brigadoon padana.
Per chi non conoscesse la storia, Brigadoon è il nome di un immaginario villaggio scozzese che si risveglia ogni cento anni per vivere una nuova giornata. Gli abitanti non si accorgono del trascorrere del tempo, si addormentano e al risveglio è come se fosse passata solo una notte, mentre il resto del mondo ha vissuto cento anni. Nel film hollywoodiano su Brigadoon, l'americano Gene kelly arriva nel villaggio quando è in pieno svolgimento una festa di nozze: tutti sono allegri e il forestiero è piacevolmente colpito dall'atmosfera frizzante e dall'euforia che si respira.
E' una situazione analoga a quella che si verifica a Mantova durante il Festival. Centinaia di volontari comunicano un entusiasmo a cui è difficile resistere. La Città appare trasfigurata. Le piazze sono finalmente piene e tutto funziona nel migliore dei modi. E' palpabile la tensione positiva che si coglie attorno ai luoghi in cui si svolgono gli eventi.
Ma poi tutto finisce e come a Brigadoon la nebbia ci avvolge rendendo faticoso a chiunque raggiungere la città, facilitando il torpore dei mantovani. I nostri amministratori sono ben felici della situazione: ogni piccola iniziativa sembra il concerto di capodanno in una Mantova addormentata. Prima del 1997, Mantova non si svegliava neanche una volta all'anno.
Chi arriva in città per il Festival ha la sensazione di essere capitato in un'isola felice: una città che coincide con il centro storico, persone vive e impegnate (i volontari) che trasmettono la loro energia positiva. I giornalisti studiano la manifestazione per coglierne i segreti e i lettori sono in perenne visibilio, a contatto diretto con i loro autori preferiti.
Ben vengano i complimenti, ben vengano i turisti, ben vengano i giornalisti e soprattutto gli scrittori ad abitare ed animare le piazze. Quando il Festival finisce però si torna all'antico. Il centro storico è quasi irraggiungibile, i negozi chiudono, l'aria si ferma e noi mantovani ci riaddormentiamo. Una città viva è fatta di scambi e movimenti continui. Una città viva richiama non solo visitatori e turisti, ma abitanti.
Il Festival è una vetrina importante, ma al termine della manifestazione quanti saranno i turisti che torneranno in città prima dell'edizione 2002? Gene Kelly decide di restare a Brigadoon per amore di una ragazza. Quanti forestieri resisterebbero in città tra un settembre e l'altro? Ben venga il Festival a darci la sveglia, ma non si potrebbe pensare a qualcosa che ci regali un po' di insonnia anche in altri momenti dell'anno?
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